TRAMA:

Kami Glass è innamorata di qualcuno che non ha mai incontrato, un ragazzo con cui parla nella sua testa dal giorno in cui è nata. Questo le ha impedito di integrarsi nella sonnolenta cittadina inglese di Mestavalle, ma Kami ha fatto in modo di sfruttare la situazione a proprio vantaggio, e la sua vita sembra scorrere tranquilla, almeno finché non comincia a verificarsi una serie di eventi inquietanti.
Sinistre grida giungono dai boschi e la villa padronale che domina il villaggio torna a illuminarsi.
La famiglia Lynburn, che aveva governato la città sino alla generazione precedente per poi svanire nel nulla, è tornata. Così, all’improvviso, Kami si rende conto che il luogo che ha conosciuto e amato per tutta la vita nasconde un’infinità di segreti… e un assassino. E che la chiave di tutto potrebbe essere il ragazzo nella sua testa. Il ragazzo che è tutt’altro che immaginario e senza ombra di dubbio deliziosamente pericoloso.

È strano trovarsi a scrivere la recensione di un romanzo che si ama da anni, e che si è già recensito in distinte occasioni e in lingue diverse. Ma l’uscita del romanzo nella nostra lingua andava celebrata in qualche modo
Amo Unspoken incondizionatamente. Ho iniziato a leggerlo durante il volo di ritorno del mio regalo di laurea (un viaggio a Londra in beata solitudine) e l’ho subito amato.

LO STILE DELL’AUTRICE:
La scrittura di Sarah Rees Brennan è coinvolgente, dipinge le scene così bene che sembra quasi di essere lì con i personaggi, e i personaggi stessi sono così vivi che non si può fare a meno di pensare che possano esistere davvero.
La sua capacità di non essere mai banale, di divertire e nel momento successivo far precipitare il lettore in un baratro è straordinaria, così come è straordinario il suo umorismo, che emerge nella protagonista di Unspoken: Kami Glass.
Ho conosciuto Sarah con questo romanzo e la adoro da allora. Ho letto (divorato) praticamente tutto ciò che ha scritto e, forse posso sembrare un po’ parziale nel dirlo, davvero credo sia una delle migliori scrittrici che questo secolo ci sta donando.

I PERSONAGGI:
Kami Glass, voce narrante di questo primo romanzo e una dei sei protagonisti della trilogia L’Eredità dei Lynburn (Unspoken è seguito da Untold e Unmade, e credetemi quando vi dico che una volta letto il primo vorrete subito gli altri), è una ragazza per niente banale, con un’inclinazione fortissima verso il giornalismo d’inchiesta che spesso l’ha cacciata (e la caccerà) nei guai.

“Devi aiutarmi, Angela, perché Ms Dollard è convinta che io sia una che cerca problemi e – finalmente – ha accettato di farmi mettere in piedi un giornale scolastico solo perché le ho detto che avresti partecipato anche tu.”

Non è la nostra solita protagonista, non è bella come sua madre o come la sua amica Angela, non è filiforme, non è abbastanza giapponese come suo padre, semplicemente non è. Per tutta la vita Kami Glass si è sentita fuori posto, tranne nella sua testa, dove praticamente da sempre le fa compagnia la voce di un ragazzo: Jared.
Jared è un ragazzo strano, vittima di una famiglia complicata, con segreti più antichi e più grandi di lui, che non sa come esprimere i propri sentimenti e che troppo spesso si sente poco gradito, perfino agli occhi della sua stessa madre.
I due protagonisti sono accompagnati nelle loro avventure dalla bella e solitaria Angela Montgomery e dal suo pigro fratello, Rusty. E insieme a loro ci sono anche Holly Prescott e Ash Lynburn. Sì, uno di quei Lynburn.

L’ISPIRAZIONE:
Chi conosce Sarah e Unspoken da tempo sa già che l’ispirazione dell’autrice si trova nei romanzi gotici, come Jane Eyre, anche se l’impianto è stato un po’ sovvertito. Invece di una fanciulla svenevole e di un eroe romantico, ci troviamo di fronte una giovane donna intraprendente e un ragazzo a cui i sentimenti positivi (tipo l’amore) sono completamente sconosciuti.
Una storia che proprio non si può perdere, insomma.

LA TRADUZIONE:
Concludo la recensione con un’ultima nota sulla traduzione: se avete letto il romanzo in lingua, sapete che ci sono alcune parti che potevano rivelarsi ostiche per un traduttore. Fatevi passare ogni preoccupazione, come è passata a me leggendo la copia recensione che Triskell Edizioni mi ha gentilmente messo a disposizione: Chiara Messina, la traduttrice, è stata fenomenale. Persino i passaggi che potevano presentare più difficoltà, in quanto la storia e la sua protagonista sono fortemente radicati nella cultura inglese, e molti giochi di parole sono difficili da rendere in una lingua diversa da quella originale, sono stati tradotti con maestria, lasciando il lettore pienamente soddisfatto di avere di fronte un testo scorrevole ed elegante.

“Ti avevo chiesto di fermare il montacarichi, cazzone!”

Le porte si chiusero con un leggero gemito. Kami sapeva esattamente come si sentivano.

“Oh, intendevi questo?” replicò lui in tono annoiato. “In America li chiamiamo ascensori.”

Perciò, non posso che consigliarvi di acquistare il romanzo e regalarlo a tutti i vostri amici che amano Jane Eyre, Cime Tempestose e Orgoglio e Pregiudizio. Lo adoreranno e vi ringrazieranno.

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