La marea velenosa arrivò una sera di fine estate, e tutti sapevano che era giunto il momento di sacrificare la principessa.
Anche la principessa Mede lo sapeva bene. Aveva imparato dalla sua vecchia Balia a contare i secondi che li separavano dalla fine dell’estate, a misurare la temperatura che man mano si abbassava fino al giorno in cui la marea si avventava sulla riva come un esercito pronto all’invasione, nera come l’inchiostro e piena di detriti puzzolenti. Quelli che avevano osato scendere fino alla spiaggia nera e rovinata avevano ammesso di aver visto cose strane e varie come bende di seta ammuffite, cani morti con le pance gonfie e teste di bambole. Quell’acqua portava morte ovunque arrivasse.
La principessa doveva essere sacrificata o la marea sarebbe cresciuta e il raccolto sarebbe andato perduto.
Mede in un certo senso non vedeva l’ora che arrivasse il momento. Non era mai stata sacrificata prima…

Per continuare a leggere, cliccate qui! (purtroppo però dovrete farlo in inglese, perché non ho il permesso di tradurre la novella. Tra qualche tempo chiederò a Sarah e se dirà di sì la tradurrò e la troverete qui!)

*  *  *

The poison tides came in one burnt evening in late summer, and everybody knew it was time for the princess to be sacrificed.
Princess Mede knew it as well. She had learned at her old Nurse’s knee to count the seconds of summer as they slipped by, to measure the growing chill in the air until the day arrived when the tide rushed on the shore like an invading army, black as ink and filled with stinking debris. Those who dared go down onto the black and ruined beach reported seeing things as strange and disparate as swathes of rotted silk, dead dogs with bloated bellies and dolls’ heads. The waters brought death to everything they touched.
The princess had to be sacrificed or the tides would keep coming and the harvest would be lost.
Mede was quite looking forward to it. She’d never been sacrificed before…

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